LABORATORIO ARCIERIA
L’ARCIERE (E IL BALESTRIERE) NEL MEDIOEVO ITALIANO
Come veniva usato l’arco nel Medioevo? Chi
erano e quali caratteristiche possedevano gli arcieri medievali? Come
riproporre oggi questa figura storica, una delle tante, così caratteristica del
Medioevo italiano ed europeo?
Uso dell’arco nel Medioevo
Possiamo affermare che nel Medioevo l'arco
era utilizzato soprattutto per scopi bellici, poi per quelli
venatori e, infine, per finalità ludiche, cioè per giochi e tornei. Per tutte queste
attività era
indispensabile l’addestramento al tiro, praticato sia in luoghi
militari (castelli, rocche, presidi) che in aree apposite allestite e gestite
dalle autorità militari dei Comuni, delle Signorie o dei feudi. Sappiamo anche
che gli arcieri, spesso in battaglia, da noi, insieme ai balestrieri,
provenivano dalla classe contadina o da quella artigiana, non dalla nobiltà;
erano, soprattutto gli arcieri, per nulla o solo leggermente corazzati, sia per
motivi di disponibilità economica, sia perché l’atto della scoccata presuppone
grande mobilità degli arti superiori che mal si concilia con pesanti ed
ingombranti protezioni metalliche. Inoltre, l’arciere militare doveva
dimostrare di possedere: potenza, velocità, precisione di tiro e mobilità. Tutte
queste abilità, nessuna esclusa, erano
necessarie ed erano governate dai comandanti, altra figura chiave dell’arcieria
militare medievale.
In battaglia, nelle attività belliche di
assedio e difesa delle mura, le abilità indicate dovevano essere impiegate con
la giusta tattica ed elasticità per essere efficaci e consentire di affrontare
ogni imprevisto ed ogni emergenza bellica.
Gli esempi che la storia ci ha lasciato,
relativamente alle tattiche belliche degli arcieri militari, provengono
soprattutto dall’Inghilterra e dalla Francia (da Hastings alla Guerra dei
Cent’anni, cioè 400 anni di storia militare). Anche nel nostro paese abbiamo
numerose testimonianze, pur nella grande varietà di situazioni (assedi,
battaglie campali, battaglie navali, scorrerie e saccheggi) e di diverse
tipologie di archi e balestre.
L’attrezzatura di tiro
Gli archi erano in legno o in materiali
naturali (gli archi compositi); le frecce erano realizzate in legno, con penne,
filo per le legature e punte metalliche di fogge diverse in rapporto al
bersaglio. Le modalità di tiro erano in rapporto al bersaglio da colpire: la
preda, a caccia, o il nemico, più o meno protetto con elmi, scudi, mantelletti
e altro. Le corde erano costruite con lino o canapa; la faretra e il parabracco
con il cuoio o altri materiali. Tutti questi oggetti erano di facile produzione
e poco costosi, anche la manodopera era disponibile a bassissimo prezzo.
Nondimeno, la conoscenza racchiusa in questi semplici oggetti (in particolare
nell’arco, ma non solo) è la stratificazione millenaria di pratiche e saperi
antichi.
L’uomo medievale, oggi
L’arciere, come figura storica, va
interpretata e capita pensando e riproponendo l’uomo medievale. L’accampamento
militare, con la sua vita, i suoi tempi, i suoi oggetti, i suoi giochi, il cibo
ed il riposo, diviene
un luogo concreto che è integrato all’evento bellico ed al tiro. Le
figure che lo animano, non solo arcieri quindi, devono essere credibili come
figure storiche medievali e divengono parte dell’evento pubblico; qui c’è
spazio per tutti coloro che amano la storia e desiderano riviverla nella vita
quotidiana con passione, entusiasmo e creatività, riscoprendo momenti ed
atmosfere antiche, i suoni, i sapori e le voci del passato.
Rievocazione: studio, ricerca, sperimentazione e
comunicazione
La ricerca e la sperimentazione divengono
fattori chiave per chi si vuol mettere seriamente su questo terreno: ricerca
storica effettuata sui testi e sugli studi sempre più numerosi e interessanti;
sperimentazione effettuata dagli appassionati che si cimentano nella
costruzione dell’attrezzatura, nel campo di tiro e sul campo di battaglia.
Al fine di raggiungere un pubblico sempre più
vasto, è importante la capacità
di trasmettere le conoscenze acquisite, e ciò va fatto sia all’interno
dei gruppi di arcieri sia all’esterno, cioè nelle scuole e tra il pubblico che
assiste alle rievocazioni.
Usare bene un arco in legno non è cosa
semplice; tutta l’attrezzatura va ben scelta ed amorevolmente trattata affinché
sia sempre pronta all’uso ed affidabile. Sono cose che si imparano col tempo,
con la pratica e con la riflessione. E’ affascinante e estremamente formativo
riappropriarsi concretamente di conoscenze che un tempo erano diffuse e che
oggi dobbiamo faticosamente ri-acquisire. L’arciere medievale non nasce con un
corso di tiro, seppur ben fatto, ma dopo anni di attività e di impegno insieme
ad altri arcieri che condividono la stessa passione e lo stesso spirito di
ricerca. La via è lunga ma ricca di soddisfazioni, l’attività su se stessi ed
insieme agli altri è piena di stimoli e densa di risultati.
Le attività che verranno svolte sono le seguenti:
a) Costruzione frecce
b) Costruzione corda
c) Rifinitura arco
d) Costruzione parabraccio
e) Costruzione faretra
a) COSTRUZIONE FRECCE (5 ragazzi circa)
Verranno
fornite le aste, le penne, le punte. Limette per ricavare la cocca,
colla per impennare le frecce (con l’ausilio dell’impennatore), filo per
legare le penne, temperino per ricavare la punta, colla per incollare
la punta metallica o di gomma
b) COSTRUZIONE CORDA (5 ragazzi circa)
Verrà fornito il filo da incerare/bagnare per confezionare la corda. E’ un lavoro del tutto manuale, senza accessori
c) COSTRUZIONE ARCO (2-3 ragazzi)
Verranno fornite doghette in nocciolo semilavorate, da terminare con pialletto e raschietto
d) COSTRUZIONE PARABRACCIO (5 ragazzi circa)
Verrà fornito il cuoio, il filo e la fibbia metallica per l’assemblaggio del parabraccio
e) COSTRUZIONE FARETRA (5 ragazzi circa)
Verrà fornito il cuoio e il filo per l’assemblaggio della faretra
Il tempo necessario per produrre risultato è valutato in 2-3 ore in rapporto alla manualità dei ragazzi
Ho
indicato i numeri dei ragazzi ed il tempo loro dedicato dai due arcieri
della Compagnia. E’ possibile essere anche in quattro, della Compagnia,
per laboratorio, non di più.
I numeri e i tempi sono, ovviamente, modificabili/gestibili in rapporto all’attività da svolgere ed alle esigenze dei ragazzi.
Segrate, 4/11/2015
Marco Dubini
Fasi principali per la costruzione di un arco storico a bastone
1)
Procurarsi un tronchetto di nocciolo meglio se del diametro al centro
compreso tra ca. 5-7 cm. Se lo tagliate voi è meglio farlo in inverno.
Per la lunghezza è sempre meglio abbondare, tanto si è sempre in tempo
ad accorciare, inoltre vi sarà la possibilità di rimediare entro certi
limiti ad eventuali errori in fase di sbozzatura accorciandolo. Non ci
sono regole ma un arco lungo (lung. effettiva) almeno quanto l’altezza
dell’arciere è più sicuro e piacevole da utilizzare.
2)
Sarebbe meglio lasciarlo stagionare a lungo in un luogo arieggiato
all’ombra ma non troppo secco e comunque meglio evitare i locali chiusi
magari interrati in cemento. Si può comunque procedere da subito alla
costruzione (specie se si usa il tasso), seguendo qualche accorgimento
(evitare che secchi troppo velocemente sgrossandolo per gradi e passando
gradatamente da luogo umido a più asciutto).
3)
Sbozzatura. Scegliere il lato che sarà il dorso dell’arco e li non
toccare la corteccia. Cominciare a sbozzarlo sul lato del ventre
partendo dalla base dell’estremità più grossa. Ricercare il centro delle
fibre o midollo. Sbozzare sempre dall’estremità verso il centro
SEGUENDO L’ANDAMENTO DELLE FIBRE. Procedere con calma e per gradi
alternando sempre sui due lati (flettente inferiore e superiore).
Ricordarsi che togliere è sempre possibile ma aggiungere materiale no
quindi la sbozzatura deve avvenire nel modo più graduale possibile.
4)
Quando l’arco comincia a piegare e comunque quando lo si ritiene
opportuno passare alla fase di asportazione per raschiamento ed
equilibratura.
5)
Intagliare con un coltellino la tacca a ca. 7 cm dall’estremità del
flettente superiore sul lato sinistro guardando l’arco dal ventre. A
quello inferiore la si può fare sull’altro lato o si può scegliere di
non farla e usare solo un nodo per il fissaggio.
6)
Incordare l’arco. Ricordarsi che all’inizio sarà più difficile e tenere
presente che l’arco dopo i primi tiri cederà un pò fino a quando si
assesterà. Evitate quindi di tirarlo giù troppo già da subito.
7) Controllare se piega armonicamente su tutta la sua lunghezza e se è il caso intervenire con calma raschiando dove serve.
8)
Utilizzare l’arco almeno qualche giorno. In seguito si potranno
apportare eventualmente modifiche (assottigliamento dei puntali,
accorciatura ecc).
Gionata Brovelli, novembre 2015