Pubblichiamo
questo interessante studio nel quale appare con evidenza che, sin
dall'antichità, l'arcieria militare era in grado di giocare un ruolo
fondamentale nell'arte della guerra.
Buona lettura.
L'organizzazione
bellica assira: la composizione dell'esercito, le strategie e le tattiche di
attacco
di Davide Nadali
da: La grande Storia. L’Antichità, a cura di Umberto Eco – Le civiltà del
vicino Oriente, vol. 2 – 2011, RCS Quotidiani S.p.a.
La ricca e particolareggiata raffigurazione delle gesta militari dei sovrani
assiri su ortostati scolpiti offre una fonte preziosa e piuttosto fedele della
composizione, organizzazione e attività dell'esercito assiro. Si possono
distinguere le unità principali (fanteria, cavalleria e reparto carrista) e,
soprattutto, si possono avanzare, con l'ausilio delle fonti epigrafiche,
ipotesi sulle tecniche di combattimento e sulle strategie di attacco.
La composizione dell'esercito assiro
Le
milizie assire del IX secolo e della prima parte dell'VIII secolo a.c. possono
essere definite come un esercito nazionale, essenzialmente composto da soldati
assiri arruolati mediante servizio di leva. In seguito, a partire dalla
riorganizzazione delle regioni conquistate ad opera di Tiglat-pileser III (re
dal 744 al 727 a.c.)
e dall'arruolamento sistematico di soldati stranieri, si può invece parlare di
un esercito multietnico. Documenti dell'epoca di Tiglat-pileser III e Sargon II
(re dal 721 al 705 a.c.)
testimoniano l'impiego di soldati stranieri con particolari abilità (come
esperti combattenti su carro o per esempio addestratori di cavalli, in seguito
all'introduzione in Assiria di specie equine provenienti dall'Egitto e dalla
Nubia).
Gli uomini dell'esercito assiro sono raggruppati in tre grandi unità: fanteria,
cavalleria e reparto carrista, talora formate da soli soldati e talora
comprendenti elementi stranieri (truppe ausiliarie). A seconda del tipo d'arma
impiegato nel combattimento si distinguono arcieri, lancieri, frombolieri e
guastatori. Non in tutte le unità sono presenti gli stessi corpi: i frombolieri
e i guastatori appartengono esclusivamente alla fanteria, che costituisce il
nucleo più numeroso e il vero punto di forza dell'intera compagine militare
assira. Le ricche raffigurazioni dei rilievi parietali documentano sia il
cospicuo numero di fanti sia la versatilità delle azioni di questa unità che è
largamente coinvolta in tutti gli schieramenti tattici, tanto negli scontri in
campo aperto che negli assedi.
La fanteria leggera è composta di arcieri e lancieri, principalmente di origine
straniera, che non sono provvisti di panoplie difensive pesanti e spesso
combattono senza la protezione di scudi. In particolare gli arcieri - perlopiù
di origine aramea - combattono a piedi nudi, senza armatura e senza elmo:
indossano semplicemente una benda sulla fronte annodata alla nuca. I lancieri
sono invece provvisti di un elmo (che ha una caratteristica cresta sulla
sommità), di uno scudo e indossano una sorta di corazza formata da un disco
metallico tenuto sul petto con lacci di cuoio intrecciati sulla schiena. Lo
scudo dei lancieri ausiliari è costruito con canne intrecciate, talvolta con
rinforzi metallici lungo i bordi e nella parte centrale. Arcieri e lancieri
della fanteria pesante sono invece provvisti di più efficaci armi e panoplie
difensive: portano elmi metallici a punta, vestono una corazza metallica che
protegge l'intero corpo (come nelle immagini del IX sec. a.c.) o solo il busto
(come nei rilievi del Vili e VII sec. a.c.), indossano stivali e sono inoltre
protetti da ampi scudi di forma circolare o ellittica. Gli arcieri e i lancieri
della fanteria pesante sono normalmente assiri. che combattono alle spalle dei
soldati ausiliari che occupano il fronte dello schieramento, come si vede nelle
scene raffiguranti le marce di spostamento dell'esercito e gli assalti alle
roccaforti nemiche. Le armi dei soldati della fanteria leggera consentono
veloci manovre, come per esempio salire rapidamente su scale lignee per
raggiungere la sommità delle mura nemiche. Alle loro spalle, altri soldati
ausiliari e infine gli Assiri della fanteria pesante coprono l'azione di
sfondamento. Spesso gli arcieri e i lancieri assiri della fanteria pesante
combattono in coppia, affiancati l'uno all'altro, protetti da un alto scudo
poggiato a terra e tenuto in piedi dal lanciere. Questo schermo protettivo è
particolarmente efficace nelle operazioni di assedio, quando i nemici si
difendono lanciando dardi e oggetti infuocati dalle fortificazioni delle loro
città. La cavalleria costituisce la seconda grande unità dell'esercito assiro.
E essenzialmente composta di soldati assiri, sebbene i sovrani (in particolare
Tiglat-pileser III e Sargon II) registrino nei loro documenti l'arruolamento di
personale straniero, impiegato soprattutto nell'addestramento e nella cura dei
cavalli. In cavalleria combattono soldati arcieri e lancieri che sono
abbigliati ed equipaggiati come i loro omologhi della fanteria; i lancieri sono
talvolta provvisti di scudo, che portano sulla schiena mentre cavalcano.
L'uguale dotazione offensiva e difensiva implica che i cavalieri possano
combattere anche come fanti: il cavallo è un mezzo di trasporto usato per
raggiungere il campo di battaglia e la città cinta d'assedio; tuttavia, in
determinati contesti d'azione, esso è impiegato in manovre di inseguimento e
accerchiamento del nemico.
I cavalieri cavalcano e combattono in coppia: mentre uno ha il compito di
tenere le briglie di entrambi i cavalli, l'altro può facilmente imbracciare
l'arco e scoccare frecce senza dover controllare la propria cavalcatura. Questo
schema è in uso nel IX secolo a.c. e può essere chiaramente osservato sui
rilievi di Assurnasirpal II e sulle fasce bronzee delle porte del tempio e del
palazzo a Balawat di Assurnasirpal II e di Salmanassar III (re dall'858 all'824 a.C.). A partire
dall'VIII secolo a.c, con il regno di Tiglat-pileser III, l'introduzione e la
diffusione dell'uso della martingala (una cintura di cuoio che, fissata al
morso, passa dietro la testa del cavallo) rivoluziona le modalità di guida del
cavallo e il suo impiego in contesto bellico. I cavalieri sono indipendenti e
possono usare ora l'arco ora la lancia nelle loro incursioni nelle file
nemiche. Recentemente, proprio partendo dall'osservazione delle coppie di
cavalieri sui rilievi parietali assiri, si è tentato di chiarire il significato
del termine kallabu della documentazione epigrafica, variamente interpretato e
tradotto come "messaggero", "condottiero di truppe",
"guastatore", "truppe leggere" e associato all'unità di
fanteria.
In
realtà il kallabu sarebbe un cavaliere, e precisamente colui che, armato di
lancia, affianca il compagno munito invece di arco: allo stesso tempo il suo
particolare equipaggiamento consentirebbe una sua facile trasformazione in
soldato di fanteria. La terza e ultima unità dell'esercito assiro è costituita
dai carri. Il reparto carrista è formato da soldati assiri arcieri e lancieri.
Nel corso del tempo, dal IX al VII secolo a.C. la forma e l'impiego del carro
in contesto bellico mutano alquanto. Nel IX secolo a.c. il carro trasporta
solitamente due soldati (il numero dell'equipaggio sale a tre quando è presente
anche il sovrano assiro). Il primo soldato ha il compito di guidare il carro
reggendo le redini, mentre l'altro, armato di arco, scocca frecce contro i
nemici. Il carro è un mezzo rapido e sicuro per attraversare il campo di
battaglia investendo e inseguendo le truppe, ma è anche equipaggiato con uno
scudo e una lancia, sicché anche i soldati a bordo del carro, una volta
portatisi sul luogo dello scontro, possono, proprio come quelli della
cavalleria, divenire fanti, arcieri e lancieri, a seconda delle necessità.
Nell'VIII e, in particolar modo, nel VII secolo a.c. la struttura del carro si
ingrandisce: si passa da un carro con una ruota a sei raggi ad uno con una ruota
a otto e l'equipaggio sale a quattro soldati (il guidatore, accompagnato da
altri tre soldati armati). A bordo del carro, essi sollevano gli scudi a
protezione di se stessi e degli altri soldati; scesi dal carro, si convertono
in fanti e lo scudo diventa un'efficace arma di difesa contro le munizioni
lanciate dai nemici dall'alto delle mura negli assedi e negli scontri corpo a
corpo. Per il VII secolo a.c, si potrebbe quindi parlare di fanteria mobile,
ossia di fanti che temporaneamente usufruiscono del carro per potersi
rapidamente muovere sul campo di battaglia e ingaggiare scontri ravvicinati.
L'esercito assiro comprende anche civili, addetti alle incombenze
amministrative e talvolta impiegati in azioni collaterali e di preparazione
dell'attacco. Le numerose lettere della cancelleria assira offrono preziosi
indizi per comprendere appieno il vasto e complesso impianto della macchina
bellica prima, durante e dopo la campagna militare. All'interno del campo
militare si distingue, per la posizione spesso centrale e per le dimensioni
maggiori, la tenda alloggio del sovrano. Dal IX all'VIII secolo a.c. il re
assiro è direttamente impegnato sul campo di battaglia (è rappresentato sovente
mentre insegue i nemici con il suo carro). Nel VII secolo a.c. egli svolge
invece una funzione di comandante in capo che osserva lo svolgersi dello
scontro ed attende i positivi risultati della battaglia. Le particolareggiate
raffigurazioni permettono di farsi un'idea abbastanza precisa delle manovre di
attacco dell'esercito assiro e quindi della disposizione tattica delle truppe a
seconda del modello strategico scelto. In base a quest'ultimo solo alcune unità
e alcuni corpi specializzati sono chiamati a un'azione diretta, mentre le altre
unità dell'esercito assumono ruoli di copertura e di difesa.
Le strategie di attacco e difesa
L'assedio
è la strategia largamente impiegata dagli Assiri: i rilievi parietali la
documentano con dovizia di particolari. Soldati dell'esercito assiro sono
raffigurati ai piedi delle mura nemiche o mentre cercano di raggiungere la
sommità delle fortificazioni su scale di legno e rampe artificiali.
Contemporaneamente arcieri e frombolieri, con il continuo lancio di frecce e
munizioni, impediscono, o comunque rallentano, la reazione dei nemici sui bastioni.
Il bersagliamento dal basso distoglie anche l'attenzione degli assaliti dalle
operazioni dei soldati guastatori che, alla base delle fortificazione nemiche,
sono intenti ad aprire brecce e tunnel nella cortina muraria. A questo scopo,
l'esercito assiro si avvale anche di arieti e di torri d'assedio. Nelle
preghiere rivolte alla divinità solare Shamash il re assiro chiede quale
tecnica sia più efficace per conquistare la città nemica e questi testi mettono
in evidenza non solo le modalità di conquista di una città, ma anche i tempi
dell'azione di accerchiamento, assedio e assalto.
Cavalleria e carri sono largamente utilizzati negli scontri in campo aperto,
anche se i monumenti offrono pochissimi esempi di raffigurazioni di battaglie
in campo aperto. I testi degli Annali dei sovrani assiri lasciano intendere che
l'esercito si confronti in campo aperto con il nemico solo quando vi sia
costretto. In questo caso i carri risultano particolarmente efficaci sia per
contrastare quelli dell'esercito nemico sia per travolgere e inseguire la
fanteria avversaria. Nella battaglia contro le tribù degli Arabi, nel VII
secolo a.c., gli strateghi dell'esercito di Assurbanipal optano per un
inseguimento su carro dei cavalieri arabi a dorso di cammelli: stando al
racconto fatto da Erodoto (484-424
a.c.) nel primo libro delle Storie, i cavalli sono
impauriti dal forte e particolare odore dei cammelli, ma, una volta aggiogati
ai carri, è più difficile per loro ribellarsi e indietreggiare di fronte al
nemico.
La cavalleria è un'unità particolarmente versatile ed agile che può assalire
gli avversari ai fianchi, quindi lungo le ali dello schieramento ed incursioni
nei fianchi avversari e cambiare rapidamente formazione e tattica, inseguendo i
nemici in rotta. Nello scontro campale presso il fiume Ulai in cui Assurbanipal
combatte contro il sovrano elamita Teumman, la cavalleria assira si muove sul
fianco destro del proprio schieramento, attaccando il fianco sinistro
dell'armata nemica e spingendo gli avversari verso il centro del terreno di
scontro, dove la fanteria assira interviene spingendo gli Elamiti nelle acque
del fiume alle loro spalle. Quello che nella strategia avversaria doveva essere
una protezione contro un possibile attacco da tergo diventa invece un punto a
favore degli Assiri.